Inchiesta sui contratti degli assistenti di studio

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Inchiesta sui contratti degli assistenti di studio


 

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Non omogenei gli inquadramenti in Italia, ma crescono quelli corretti grazie anche all’adozione dei contratti siglati in tempi diversi da Andi, Aio e Siaso. Intanto continuano le operazioni politico-sindacali per l’istituzione del profilo
Oggi, all’ingresso nel mercato del lavoro, i lavoratori con competenze di assistente di studio odontoiatrico (Aso) si trovano di fronte a più opzioni contrattuali. Spicca il Ccnl Confprofessioni, adottato da 24 mila odontoiatri Andi. Ma bisogna fare i conti con le specificità italiane: se ci si riferisce alle tipologie di inquadramento (part-time, a termine, apprendistato, tempo indeterminato, cococo, interinali ecc.), ci sarebbero nel nostro paese a tutto il 2014 almeno 46 tipi di contratto di lavoro, ma ora bisogna aggiungere il libretto famiglia e contratto di prestazione occasionale che hanno sostituito i voucher. Questi contratti si moltiplicano, se si fa riferimento alle categorie per le quali per ciascun inquadramento si sono conclusi accordi tra datori di lavoro e sindacati.

Stringendo sui contratti di dipendenza a tempo indeterminato nei piccoli studi medici e odontoiatrici, il contratto commercio rappresenta un po’ il passato, mentre è sempre più forte il contratto dipendenti studi professionali. Oltre al contratto degli studi professionali, firmato nel 2015 da Confprofessioni (con Andi per gli odontoiatri) e da Cgil-Cisl-Uil per i dipendenti, ad aprile 2017 è arrivato il contratto per i dipendenti di studi odontoiatrici firmato da Cifa (con Aio per gli odontoiatri) con Confsal Fials.

Pasticci contrattuali
Poi ci sono le mezze misure, i contratti “fuori fuoco”, le irregolarità. «Con la liberalizzazione dei contratti individuali qualsiasi professionista può formulare un contratto e spedirlo al ministero del Lavoro dopo aver cambiato due virgole – denuncia il segretario del Sindacato italiano assistenti di studio odontoiatrico (Siaso) Fulvia Magenga –. Molti Aso sono tuttora inquadrati con contratto del commercio o con una personalizzazione dei contratti presenti sul mercato. E questo ancora va bene. Quando va male ci sono le storture, in tre anni e mezzo di contenziosi seguiti per il nostro sindacato (una decina in tutto le cause giudiziarie), su circa 250 colleghe valutate l’80% non aveva un contratto regolare. Part-time orizzontale o verticale pur lavorando tutti i giorni per l’intero arco orario, tempo determinato di un anno o anche 2-4 mesi rinnovato ad libitum, ricorso al voucher, per fortuna limitato ad alcune realtà, che dovrebbe caratterizzare rapporti assolutamente occasionali. Al peggio non c’è fine» conclude il segretario.

L’avvocato Giovanna Gentile, che ha seguito da vicino contenziosi di Aso dal suo osservatorio di Milano, fa notare come negli ultimi anni siano tramontati i contratti a progetto e i contratti di collaborazione continuativa cococo, e si utilizzino poco o nulla anche le fatture: «l’accordo tra professionista e lavoratore per una retribuzione a partita Iva non è contemplato dalla legge, ed è irregolare: personalmente non ho trattato casi di questo tipo, anche se Siaso ha ricevuto richieste di chiarimenti da parte di assistenti alle quali si proponeva l’assunzione a fronte dell’apertura di una posizione Iva».

Ci sono peraltro inquadramenti del tutto irregolari ed errori od omissioni nell’ambito di inquadramenti contrattuali “regolari”. Spiega Gentile: «Accade che un lavoratore inquadrato con contratto a tempo parziale di 24 ore alla settimana ne lavori 40, in questi contenziosi l’irregolarità non si sana certo con una differenza pagata una tantum o in nero. Alcuni dentisti fanno ricorso a contratti a tempo determinato, ma è anche vero che il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato varato con il jobs act si presta a tutelare ugualmente le esigenze del datore di lavoro. Ad esempio, monetizza l’eventuale taglio di personale con un risarcimento, previsto dalla legge, pari a una mensilità per anno di lavoro. Ci sono poi le applicazioni errate dei contratti di lavoro subordinato in ambito del Ccnl Studi Professionali. C’è l’odontoiatra che non versa alla Cassa Cadiprof la quota di adesione obbligatoria e non versa nemmeno la quota corrispondente in busta paga al lavoratore, c’è l’odontoiatra che non paga gli straordinari, obbligando i propri lavoratori dipendenti a turni massacranti. C’è da ricordare che se il lavoratore è stato inquadrato con un contratto di 30 ore ma ne lavora 40, siamo in presenza di una violazione. Inoltre l’eccedenza entro le 40 ore nel contratto a tutele crescenti è da considerarsi lavoro supplementare, mentre oltre le 40 ore è da considerarsi lavoro straordinario, e come tale deve essere retribuito».

Confprofessioni-Andi: «così abbiamo costruito il welfare per 50mila dipendenti»
Ben 150mila datori di lavoro interessati nelle varie professioni in Italia, per un totale di 350mila dipendenti, hanno abbracciato il contratto Confprofessioni. Di questi 350 mila, 50mila – un settimo – sono dipendenti di 24mila odontoiatri – titolari di studio o anche catene – firmatari del suddetto contratto. In genere sono assistenti di studio dell’odontoiatra.

Alberto Libero, vicepresidente di Confprofessioni Piemonte, ha rappresentato al tavolo delle trattative Andi, sindacato odontoiatrico di cui è segretario nazionale, in questa confederazione che raggruppa anche – come parte datoriale – i sindacati dei medici di medicina generale (Fimmg) e dei pediatri (Fimp). Per Libero, l’approvazione di un profilo nazionale degli assistenti di studio odontoiatrico «potrà contribuire a valorizzare la professionalità di queste figure e il contratto collettivo nazionale di lavoro già prevede l’assistente di studio».
Libero sottolinea però che accanto a contratti come quello di Confprofessioni, restano dietro l’angolo situazioni più opache e «rapporti di lavoro che non prevedono una subordinazione ben disciplinata, la cosiddetta “partita Iva”: rapporti che talora possono essere ritenuti convenienti da entrambe le parti, al lavoratore resta in tasca qualche soldo e qualche libertà in più, mentre il dentista potrebbe avere agevolazioni economiche».

Dai numeri Inps risulta che sono 1.100 i datori di lavoro che non applicano il contratto Confprofessioni e 3mila i lavoratori coinvolti, mentre il resto degli studi non è censito e in prima battuta bisognerebbe supporre che siano ricompresi molti studi con lavoratori a partita Iva o senza reali tutele contrattuali che rispecchino le effettive situazioni di lavoro subordinato.
«In realtà, generalmente, i colleghi hanno da sempre investito sulla qualità del team, di cui l’Aso sarà colonna portante – dice Libero –. E le stesse assistenti, al di là di un turn over oggi molto ridimensionato, hanno privilegiato la tutela offerta dal contratto di lavoro da cui deriva un quid in più, la tutela offerta gratuitamente loro dal modello di welfare sotteso dall’impianto contrattuale. Infatti nel contratto Confprofessioni la cassa Cadiprof offre rimborsi fino a 450 euro per un impianto, mille euro a gravidanza per la tutela delle neomamme, copre i primi due interventi di procreazione assistita e tanto altro che si può trovare sul sito cadiprof.it».

Aio-Cifa-Confsal: «contratto collettivo moderno, seguendo la filosofia del jobs act»
Crescono tra gli 8mila iscritti ad Associazione italiana odontoiatri (Aio) le adesioni al contratto per i dipendenti di studio odontoiatrico firmato ad aprile da Aio-Cifa-Confsal Fials, il primo dedicato all’odontoiatria, frutto di tempi di sinergia tra professionisti e consulenti del lavoro. «L’attuale apparato sanzionatorio scoraggia molto chi oggi volesse inquadrare non correttamente figure che utilizzano abitualmente in vincolo di subordinazione i locali e le dotazione dell’odontoiatra – ci ha detto Paolo Barbaglia, consulente del lavoro che ha partecipato alla redazione del contratto collettivo nazionale per conto di Aio –. Abbiamo costruito un contratto collettivo moderno, che recepisce tutte le linee guida introdotte dal jobs act, quali ad esempio un peso crescente dato alla contrattazione di secondo livello affinché meglio possano essere definiti gli elementi del contratto nazionale e si consenta a datore di lavoro e dipendenti di trasformare con strumenti di flessibilità ipotetici svantaggi in vantaggi per entrambi».

Per Barbaglia, lo sviluppo di un profilo Aso – riguardante comunque la maggioranza dei dipendenti dello studio – incoraggerà chi ancora non è inquadrato correttamente a far valere i propri diritti e a chiedere la certificazione di competenze maturate in un contesto «che non può che essere di dipendenza. Posizioni prima opache potranno pertanto essere oggetto di regolarizzazioni e si creeranno di conseguenza rapporti di lavoro, che anche per il tramite della corretta applicazione dei dettami del Ccnl, saranno in grado di far crescere realmente lo studio».

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In arrivo un nuovo contratto Siaso
Il passo avanti culturale che si profila è grande, ma obiettivamente tutto è in divenire. Anche Siaso a fine anno presenterà un nuovo contratto, questa volta non generico per gli studi professionali ma specifico per gli studi odontoiatrici. Il Ccnl sarà firmato con Confsal (Confederazione dei sindacati autonomi dei lavoratori) e Siod (Sindacato italiano di odontoiatria democratica). Il contratto prevede premi di produzione e premi per competenze specifiche, come la capacità di conoscere la contabilità, di relazionarsi, di proporre piani di finanziamento dell’intervento odontoiatrico al paziente, di fargli capire i preventivi. «Questo contratto – spiega Fulvia Magenga –, risponde alla necessità di sollecitare sia l’odontoiatra, sia l’assistente a comprendere come il rapporto a tempo indeterminato subordinato sia un passaggio indispensabile per costruire un team collaborante; ma qui il percorso del contratto si incrocia con quello del profilo.

L’Aso che non ha un contratto di subordinazione avrà solo una strada per essere sanato e continuare a lavorare: frequentare il corso; e questo è un primo motivo per cui ogni odontoiatra, con il nuovo profilo, sarà sollecitato a proporre contratti di subordinazione “veri”». A favore di contratti “veri” gioca l’apparato sanzionatorio per il dentista. Già la legge 133 del 2008 prevede che l’omessa o infedele registrazione di dati che determinano differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 150 a 1.500 euro. Magenga sottolinea in più come il testo unico antinfortunistica – che obbliga i lavoratori dipendenti dello studio a seguire corsi di quattro ore di formazione sul rischio generico e 12 ore sul rischio specifico e il successivo aggiornamento periodico – ponga in situazione di irregolarità chi, non dipendente, è esentato dagli adempimenti che invece dovrebbe svolgere, poiché frequenta lo studio ogni giorno e ogni giorno è a contatto con il rischio biologico.

Mauro Miserendino
Giornalista Italian Dental Journal

 

icona-bulboPROFILO DELL’ASSISTENTE: SINDACATO SIASO TORNA ALLA CARICA CON UNA PROPOSTA_Un profilo valido in tutta Italia e un contratto disegnato su di lui, anzi su di lei, perché la stragrande maggioranza degli 80mila assistenti di studio odontoiatrico, contrattualizzati e sommersi, è donna. Secondo il Sindacato italiano assistenti di studio odontoiatrico (Siaso), che ha collaborato alla preparazione del testo sul profilo, stavolta nell’inquadrare la nuova categoria le forze politiche sarebbero d’accordo, a partire dal Pd, partito al governo, e nella proposta c’è anche una formula per sanare la situazione, attraverso un documento sostitutivo, delle Aso che abbiano lavorato alle dipendenze di un odontoiatra per 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni. Tutte le altre lavoratrici che vorranno diventare Aso dovranno frequentare un corso di formazione, accessibile dopo la scuola dell’obbligo (16 anni) di 350 ore di lezione teorica presso enti accreditati dalle Regioni e 350 ore di tirocinio pratico attuabile anche nello studio dove si lavora e superare al termine un esame con prova teorica e pratica tenuto da una commissione d’esame. La durata può essere tuttavia diminuita da crediti formativi stabiliti in ciascuna Regione. L’attestato di qualifica sarà valido su tutto il territorio italiano.

La formazione è affidata alle Regioni, cui spetta dettare criteri per valorizzare titoli pregressi. Chi è in possesso di attestato di qualifica o di documento sostitutivo, dovrà poi fare un aggiornamento di 10 ore annue.
La proposta di profilo presentata è innovativa rispetto alla legge 01/02/2006 art.1 comma 2, che parlava di “assistente alla poltrona” e prevede invece una figura in possesso di attestato conseguito con specifico corso di formazione. Il testo prevede nel dettaglio le competenze di questa figura, dall’accoglienza del paziente alle mansioni di gestione, organizzazione e cura dei materiali dello studio, fino all’assistenza all’odontoiatra nell’erogazione delle terapie.
Il rapporto di lavoro deve essere regolato da un contratto in regime di “dipendenza”, come ribadisce il testo pronto per la Conferenza Stato-Regioni e come già sottolineava il protocollo d’Intesa per il profilo e la qualifica professionale dell’Assistente di studio odontoiatrico, siglato nel 2001 da Andi-Cgil-Cisl-Uil, e prevede che le mansioni dell’Aso siano svolte in stretta dipendenza dell’esercente legale l’odontoiatria e che nessuna operazione possa essere compiuta autonomamente.

Mauro Miserendino
Giornalista Italian Dental Journal